BAVCON, Jože. 200 years of the Ljubljana Botanic gardens. V: BAVCON, Jože (ur.). 200 let Botaničnega vrta v Ljubljani. Ljubljana: Botanični vrt, Oddelek za biologijo, Biotehniška fakulteta, 2010, str. 73-103. [COBISS.SI-ID 2288719]


Jože Bavcon

Sintesi


Il presente contributo concerne la storia dell’Orto Botanico di Lubiana, alla luce di alcuni documenti d’archivio or ora scoperti, i quali ci permettono di eseguire un esame e un confronto piú approfonditi tra le migliorie apportate all’Orto da Paulin e da Voss, cioè nel periodo successivo a Hladnik (1834) e fino all’arrivo di A. Paulin (1886). Questi apporti migliorativi vengono qui comparati grazie a dei nuovi documenti d’archivio – rimasti per lungo tempo nascosti e riguardanti tale epoca. L’esame comparativo rileva dunque che l’Orto Botanico non ha mai mancato di sostenere un’attività operativa continuativa, come si addice appunto ad un qualsiasi orto botanico. La parte finale del testo tratta dell’Orto Botanico nei tempi recenti.

Parole chiave: orto botanico, istituto superiore, Province Illiriche, F. Hladnik, J. Biatzovsky, A. Fleischmann, A. Paulin, J. Lazar, V. Strgar.

Introduzione


Secondo le fonti documentali, i primi grandi giardini sloveni furono quelli di Dol, presso Lubiana, che tra il 1716 e il 1758 appartenevano a Janez Benjamin Erberg. Dopo l’anno 1740, essi iniziarono a subire delle mutazioni sotto l’influenza dello stile francese, in quei tempi dominante, e raggiunsero il loro massimo splendore tra il 1783 e il 1843, cioè quando il loro proprietario era Jožef Kalasanc Erberg. Quei giardini – noti come Orto Botanico di Erberg – vennero minutamente catalogati da H. Freyer nel 1840 e devono aver esercitato una qualche influenza sulla fondazione dell’Orto Botanico di Lubiana (Strgar 1991). Ciò che ne è rimasto è l’asse centrale con un padiglione e un viale accompagnato da file d’alberi in entrambi i lati (Pergovnik Cotič 2009).

Contrariamente a quanto detto, altri ricercatori affermano che il primo orto botanico fu quello di Karl Zois (1754–1799). Secondo Petkovšek (1960) venne fondato nel 1785, mentre Dobrilovič & Kravanja indicano il 1781 come l’anno della fondazione. Il giardino era famoso per le sue caratteristiche dendrologiche e per le piante alpine, in particolare la flora endemica, oltre che per le numerose specie estere (Petkovšek 1960, Praprotnik 1988, 2004, Dobrilovič & Kravanja 2003). Malgrado abbia subito dei cambiamenti, il giardino è sopravvissuto e la residenza, nel 2008, è stata proclamata monumento culturale di rilevanza nazionale; dal 1991 in poi, viene usata come sede protocollare centrale della Repubblica di Slovenia (Koruza 2009).

Oltre agli anzidetti giardini, nel territorio dell’attuale Slovenia esistevano altri parchi e giardini (Jernejec Babič et al. 2009) e tra questi alcuni erano a Lubiana (Andrejka 1934, Dobrilovič & Kravanja 2003). Nel 1809, la scena orticolturale lubianese divenne veramente vivace in molti siti, almeno due dei quali erano molto vicini l’uno all’altro. L’anno 1809 vide l’apertura di viale Zois, il quale attraversava un’area di fossi: secondo Voss (1885, ristampa 2009) questo era molto probabilmente la attuale via Zoisova cesta. F. Hladnik aveva già allora allestito un orto nel cortile del palazzo del Liceo – il quale era un ex monastero francescano che nel 1788 si trovava nell’attuale piazza Vodnikov trg, oggi mercato all’aperto centrale della città (Ciperle 2001). L’edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1895 e dunque venne demolito per dare spazio alle sale del mercato (Kajzer 1995, Ciperle 2001). Il monumento commemorativo a Vodnik, che è ancora lí, era stato innalzato precedentemente (Ciperle 2001). Hladnik usò il giardino del Liceo per coltivare a scopi didattici alcune piante carniolane (Pintar 1939).

L’era Hladnik (1810–1834)


Nel 1809, l’esercito francese marciò sul Paese per la terza volta (la prima era stata nel 1797; poi nel 1805/1806, quando le truppe attraversarono il territorio dell’attuale Slovenia). La firma del Trattato di Schönbrunn del 14 ottobre 1809 fu seguita, nel medesimo giorno, dal decreto napoleonico di istituzione delle Province Illiriche, le quali ottennero una considerevole indipendenza (Šumrada 1999a, Cvirn 2001). Lubiana divenne cosí la capitale dello Stato cuscinetto che si estendeva dal Tirolo fino a Dubrovnik, negando alla monarchia asburgica lo sbocco sul mare (Šumrada 1998). Il primo governatore delle Province fu il maresciallo Auguste-Frédéric Viesse de Marmont (1774–1852) (Granda 2001). Il 1813 segnò la fine delle Province Illiriche (Žmuc 2009, Polajnar 2009). Nel 2009, la Slovenia ha celebrato il 200° anniversario delle Province Illiriche, che costituirono una vera e propria rinascita nazionale, a causa dell’introduzione della lingua slovena nelle istituzioni pubbliche (Dular et al. 2010).

Voss riporta che poco dopo la fondazione delle Province Illiriche, Hladnik ottenne un nuovo terreno lungo la strada Karlovška cesta, sul Canale Gruber costruito tra il 1772 e il 1780. Il canale faceva parte di un sistema di prosciugamento che partiva dalla Brughiera di Lubiana (un’area di 163 km²) ed aveva lo scopo di salvare Lubiana dalle inondazioni (Bleiweis 1989). Secondo le fonti, questo terreno, cioè un campo, venne inizialmente destinato all’esercito (Pintar 1939) ed utilizzato per coltivare patate (Lazar 1954). Come si può rilevare da una parte della documentazione sulla storia dell’Orto (Lazar 1960, Strgar 1973, Bavcon 2000), oltre che da alcuni vecchi articoli di giornale, Hladnik poteva scegliere fra due opzioni: un sito nella zona dell’attuale Tivoli e un altro lungo il canale. Era evidentemente piú facile e piú rapido preparare il terreno di un campo preesistente, dove il suolo fosse già stato coltivato, piuttosto che cimentarsi con una parte dell’area del Tivoli, che molto probabilmente comprendeva dei campi mai lavorati prima. In un successivo articolo di giornale (Slovenec 1942, Voss 1885) viene menzionato un fatto aggiuntivo e cioè che F. Hladnik venne preso da una grande passione per i salici, cosicché questo sarebbe stato il fattore decisivo per la scelta. Tuttavia, considerando a mo’ di esempio le circostanze in altre parti del mondo riguardo alla fondazione di numerosi orti botanici, una corretta risposta può risiedere nel fatto che questo fosse un terreno di proprietà pubblica e di conseguenza piú facilmente assegnabile per tali finalità. In Europa, gli orti botanici sono stati spesso allestiti su terreni appartenenti a qualche governatore, o delle parcelle di terreno di basso valore sono state donate per questi scopi.

A causa della precedente esistenza del campo, la divisione in aiuole non fu un’impresa molto difficile. L’esplicita menzione del giardino, nel suddetto decreto, indica che era imperativo agire con tempestività e questo è ciò che rende logica la scelta di quella particolare parcella di terra. Infatti, dopo numerosi tentativi da parte dei governi rivoluzionari, il sistema educativo francese era stato infine regolamentato da un decreto della Convenzione (Convenzione Nazionale: rappresentanza popolare, 1792–1795) che, varato nel 1795, stabiliva la fondazione di scuole centralizzate dedicate all’insegnamento di tutte le scienze e le arti, con particolare attenzione anche agli orti botanici (Polec 1929). Il decreto firmato da Marmont il 4 luglio del 1810 faceva riferimento appunto a questo e autorizzava la fondazione di una biblioteca, di un gabinetto di fisica e di uno di chimica, oltre che di un orto botanico. Il decreto entrò in vigore il 1 ottobre del 1810 e parificò lo status degli istituti superiori illirici a quello delle università, in contrasto con le Scuole Centralizzate esistenti in Francia, le quali non ricevettero lo stesso beneficio (Polec 1929, Pintar 1939, Baras 1984, Šumrada 1999b, Ciperle 2009).

Hladnik deve essere stato ben conscio che, come si suol dire, il giuoco valeva la candela e che dunque, al fine di ricevere dei fondi, era indispensabile far vedere qualcosa di tangibile nel piú breve tempo possibile. Sebbene alcune fonti affermino che l’Orto nel 1809 fosse già stato fondato, questo è indubitabilmente sbagliato: quando le Province Illiriche vennero create – cioè dopo il menzionato trattato di pace del 14 ottobre 1809 – è altamente improbabile che le autorità francesi si siano preoccupate della fondazione di un orto botanico cosí tanto in anticipo. Sappiamo che Hladnik aveva un giardino nel cortile del Liceo. Paulin, nel suo manoscritto del 1928, scrive che nel 1809 il maresciallo Marmont cedette una parte dell’attuale area al prefetto del ginnasio Franc Hladnik. Se Hladnik avesse piantato alcune piante nell’autunno di quell’anno, considerando il clima lubianese, ogni attività avrebbe dovuto essere sospesa a novembre o a dicembre; dunque la piantatura deve essere in realtà iniziata nella primavera del 1810. È molto probabile che il circolo culturale al quale Hladnik apparteneva fosse conscio della rinascita nazionale e delle possibilità derivanti dalla dominazione francese – l’introduzione della lingua slovena e la fondazione delle scuole (École Centrales) – perciò tutto questo deve aver suscitato in loro una forte motivazione a darsi da fare. Un altro progetto era il viale Zois. Una semplice domanda che ci viene in mente è se la direzione del viale e della strada Karlovška cesta, che dopo confinava con alcuni edifici, non possa essere stata un’opportunità per estendere il viale in direzione dell’orto. Il terreno, infatti, avrebbe potuto ben permettere di aggiungere altro spazio all’iniziale estensione dell’Orto. Come risulta evidente da una pianta del 1811, il viale che portava all’Orto era già stato realizzato.

In una lettera del 27 dicembre 1810, Hladnik scrive a Jožef Walland, rettore delle Scuole Centralizzate: «A settembre, sono state piantate nell’Orto Botanico di Lubiana 447 specie Linnee. Tuttavia questo è stato solamente l’inizio di un duro lavoro: altri sforzi vanno compiuti prima che l’Orto diventi degno di questo nome. Poiché la flora di Lubiana è pressoché al completo, bisognerà intraprendere delle ricognizioni in luoghi lontani. Le spese di viaggio per l’anno 1811 ammonteranno dunque a 900 franchi». (ZAL, LJU 184). In una lettera dell’8 giugno 1811, che il Rettore manda all’Ispettore Capo Scolastico Zelli, egli cita una lettera di Hladnik riguardante gli accordi sui costi d’affitto di un pascolo adiacente all’Orto Botanico (l’ammontare della cifra è di 129 franchi, 29 centesimi e 29 millesimi) (ZAL, LJU 184). Esiste anche un’altra lettera, datata 22 giugno 1811, nella quale Hladnik dice che nel corso del primo trimestre le spese dell’Orto Botanico hanno raggiunto i 110 franchi, 59 centesimi e 60 millesimi, cosí lui esprime l’urgente richiesta che il totale di 500 franchi, come anticipo sul conto del primo periodo, vengano pagati senza ritardi. E aggiunge che «Senza un immediato ed efficace aiuto, questo anno sarà perso per l’Orto Botanico». (ZAL, LJU 184).

Fonti giornalistiche, sia vecchie che recenti, continuano a fare riferimento all’11 luglio 1810 come data d’inaugurazione dell’Orto Botanico – o meglio, come era definito ai tempi, del Giardino Floreale Nazionale. Tuttavia, nessuno dei ricercatori che abbiano studiato i materiali delle Province Illiriche ha trovato dei documenti che certifichino tale data – me compreso, quando, esaminando il periodo che ci interessa, ho compiuto ricerche sui documenti conservati presso gli Archivi della Repubblica di Slovenia – Dipartimento degli Archivi Storici di Lubiana. Solo Strgar (1973) menziona un successivo documento, datato 10 marzo 1814, che indica la data dell’11 luglio 1810 quale ultimo giorno possibile per l’apertura dell’Orto. Il Télégraphe officiel des Province Illyriennes, che in quei tempi era il quotidiano cui sarebbe spettato riportare una notizia del genere, nacque piú tardi e fu pubblicato per l’esattezza dal 3 ottobre 1810 al 26 settembre 1813. Nelle sue memorie (traduzione ed adattamento di Baras 1984), il maresciallo Marmont nomina solo il Liceo di Lubiana e sottolinea che, essendo la scuola gestita da persone capaci, lui le ha assegnato anche un orto botanico. Marmont riferisce della fondazione degli istituti superiori scolastici di Lubiana e Zara, mentre invece Hladnik non ne parla in nessuna delle sue lettere. Comunque, dei successivi documenti d’archivio riportano che in occasione dell’inaugurazione dell’Orto Botanico, il maresciallo Marmont piantò non meno di otto alberi, tra i quali, specificano in seguito alcuni articoli, un tiglio e un olmo (Juvan 1942) che caddero dopo soli due anni (Wraber 1944, disegno). Cento anni piú tardi (il 30 dicembre 1911), alcuni giornali specificarono che l’Orto iniziò ad essere allestito solo nel 1811, data che possiamo smentire sulla base delle lettere di Hladnik del 1810 che abbiamo reperito negli archivi municipali e che abbiamo pubblicato nel presente contributo. Tuttavia, resta vero che nella sua prima lettera Hladnik aggiunse un commento critico, dove sottolineava che serviva ancora molto lavoro prima che l’Orto divenisse nei fatti un vero orto botanico.

Si è conservato un elenco di piante, firmato dal catechista Michel Tušek, il quale molto probabilmente lo compilò seguendo l’esempio di Hladnik. Questo elenco, rimasto ignoto fino a tempi recentissimi, è stato ritrovato da N. Praprotnik, la quale era impegnata in una ricerca di storia della botanica (2009). Un facsimile, accompagnato dai suoi commenti, è presente nella pubblicazione celebrativa I 200 anni dell’Orto Botanico di Lubiana. I dati piú antichi trovati per la datazione risalgono ai documenti di H. Freyer (1829). Come vedremo da un elenco manoscritto ben leggibile, l’Orto non solo disponeva di generi autoctoni, quali l’Anemone, rappresentato da molte specie che crescono nel nostro Paese (A. trifolia, A. pratensis, A. ranunculoides, A. nemorosa e anche A. Hepatica), ma possedeva anche delle specie estere, come quelle sicuramente prodotte da altri orti contemporanei, a partire da quando molti progettatori di orti avevano iniziato ad ordinare piante da varie parti del mondo (Andrejka 1934, Dobrilovič & Kravanja 2003); l’elenco include, tanto per citarne alcune, l’Aster novae angliae, l’A. chinensis, l’Asclepias syriaca, il Carthamus tinctorius, la Mirabilis jalapa e la Rudbeckia laciniata. Come risulta evidente dai materiali d’archivio, Hladnik, in quanto professore di botanica di scuola superiore, percepí nel 1811 un compenso di 130 franchi, cifra questa determinata dalla previsione di spesa della scuola stessa – lo stipendio degli altri professori era alquanto simile (ZAL, LJU 184 (226)). A giudicare dalle fonti, 3000 franchi erano riservati invece alla copertura delle spese materiali inerenti la libreria, i gabinetti di fisica e di chimica e l’Orto Botanico (Polec 1929). Secondo alcune altre fonti, l’Orto Botanico ricevette un terzo di questa cifra, cioè 1000 franchi (Lazar 1960).

Il bilancio si riferisce specificamente al costo – ammontante a 500 franchi ogni anno –per il mantenimento di un servitore nell’Orto Botanico. Ma nella lettera del 27 dicembre 1810, che Hladnik indirizza al Rettore, egli specifica che il solo costo relativo al reperimento delle piante (cioè le spese di viaggio) sarebbe stato di 900 franchi, poiché le piante sarebbero dovute essere prese da altri Paesi, essendo la flora dei dintorni lubianesi non abbastanza ricca. Questo stava a significare che i summenzionati mezzi finanziari erano inadeguati (ZAL, LJU 184).

Franc de Paula Hladnik nacque a Idria il 29 marzo del 1773. Idria era, al tempo, molto nota a causa della bicentenaria tradizione relativa allo sfruttamento delle locali miniere di mercurio, che durante la monarchia asburgica erano ricchissime. Hladnik era figlio di Matija, sovrintendente alle miniere, e di Doroteja. Siccome le miniere di Adria davano impiego a tutti gli abitanti di questo bacino, dove la terra disponibile a uso agricolo era poca, restava ovvio che il padre lo mettesse presto al corrente degli aspetti pratici dell’estrazione mineraria; ma il giovane non dimostrò alcun interesse per tale lavoro quanto piuttosto per lo studio. Il padre deve essere stato alquanto saggio, visto che lo iscrisse prima alla locale Scuola Elementare e successivamente al Ginnasio di Lubiana – corso di studi, questo, che Franc completò con buon profitto nel 1789. Tra il 1790 e il 1791, studiò filosofia presso il Liceo, dal quale uscí riportando eccellenti risultati. Cominciò dunque ad applicarsi alla teologia e fu ordinato sacerdote nel 1795. Tuttavia la salute cagionevole gli impedí di svolgere le funzioni sacerdotali (Rechfeld 1849, Voss 1884, Praprotnik 1994). Sempre nel 1795, divenne bibliotecario presso la biblioteca del Liceo di Lubiana. L’8 ottobre 1796 fu nominato insegnante della quarta classe della Scuola Normale di Lubiana e nel 1800 divenne Docente Associato presso la Scuola Tecnica di Lubiana. Il 21 giugno 1802 occupò il posto di Direttore pro tempore della Scuola Normale di Lubiana e il 5 gennaio 1803 passò a dirigere stabilmente il medesimo istituto scolastico. Nel 1807 diventò preside del Ginnasio.

A giudicare dai compiti che si incaricò di svolgere, Hladnik deve essere veramente stato una persona molto competente, poiché compí dei veloci progressi nonostante a Lubiana egli fosse un neoarrivato. La sua cultura, e per giunta la sua capacità di gestire efficacemente gli incarichi che gli furono assegnati, lo aiutarono molto nella carriera. I documenti e i registri archivistici (Rechfeld 1849, Voss 1884, Polec 1929, Pintar 1939, Archivi della Repubblica di Slovenia, ZAL LJU 184 [226]) testimoniano che nel periodo delle Province Illiriche divenne Professore di Storia Naturale e Botanica presso le Écoles Centrales. Sebbene l’anno 1813 segnasse la fine delle Province Illiriche, Hladnik conservò la propria elevata posizione accademica e continuò a curare l’Orto Botanico, senza ovviamente avere in alcun modo problemi con la restaurata dominazione degli Asburgo. Secondo le fonti, gli austriaci avevano tenuto d’occhio sia il territorio che le persone che avevano collaborato con i francesi durante le Province Illiriche, tuttavia, appena tornati al potere, essi diedero piú peso alle conoscenze e alle capacità delle singole persone piuttosto che alle loro opinioni politiche; altrimenti sarebbe inspiegabile il fatto che, nel suo decreto del 4 dicembre 1815, la Reale Commissione per l’Educazione abbia dichiarato che in due anni di amministrazione Hladnik il Ginnasio aveva progredito talmente da essere in linea con le migliori omologhe istituzioni esistenti nelle province austriache. L’imperatore Francesco I conferí a Hladnik una grande medaglia d’oro (Voss 1884), quale riconoscimento per l’attività svolta. Nell’unico ritratto rimastoci – opera di Amalia pl. Hermannsthal e oggi conservato presso il Museo Nazionale di Slovenia – Hladnik tiene appesa la medaglia sul lato sinistro del petto. Oltre, ovviamente, alle conoscenze scientifiche, egli sembrava possedere un vero e proprio talento organizzativo: riuscí infatti a portare avanti la direzione sia del Ginnasio che dell’Orto Botanico, innalzando entrambi ad un livello superiore. Dopo la fine delle Province Illiriche, egli riuscí a preservare l’Orto Botanico nonostante gli Asburgo avessero chiuso tutte le istituzioni create dai francesi. Questo può essere attribuito al carattere di Hladnik, che Voss (1884), citando Babnig, descrive come segue: «Il suo principio fondamentale era quello di ascoltare e di starsene zitto; invece la piú notevole fra le sue qualità era l’intelletto».

Un altro personaggio che giocò un ruolo importante per la preservazione dell’Orto Botanico fu il botanico austriaco Host, con il quale Hladnik ebbe un rapporto molto amichevole. Pintar (1939) ne parla come di una specie di angelo custode dell’Orto Botanico lubianese. Hladnik fu in corrispondenza con lui sin dal 1812 e Host gli spedí anche delle piante – e tutto questo anche prima che Host collaborasse con i botanici della Carniola, in particolare con Karl Zois. A Lubiana, un gruppo di intellettuali di larghe vedute era attivo all’interno del cosiddetto circolo di Zois, guidato dal fratello di Karl, Žiga (Sigismondo) Zois (Aljančič et al. 2001). In una lettera a Zois, Jernej Kopitar – eminente linguista nonché autore della prima grammatica dello sloveno condotta con criteri scientifici, il quale poi lavorò a Vienna – menziona Host: «Ho recentemente fatto conoscenza di Host nel suo giardino vicino al Belvedere [qui Kopitar si riferisce all’Orto Botanico viennese] mentre ci passeggiavo con il bibliotecario dell’università. Non sapevo proprio che fosse illirico. Proprio in quei giorni, lui stava scrivendo a Hladnik» (Kopitar 1812). Giustappunto, Host nacque a Fiume, nell’attuale Croazia, il 6 marzo del 1761 e morí nel 1834, cosí non doveva essere indifferente allo spirito illirico suscitato dai francesi.

In tutta probabilità, Hladnik divenne un cultore della botanica grazie a Wulfen – come Voss (1884) dedusse basandosi sulla lettera di ringraziamento di Wulfen datata 19 marzo 1803. Wulfen morí nel 1805, cioè ben prima che Hladnik iniziasse ad insegnare botanica. Una fama crescente accompagnò Hladnik presso i botanici europei suoi contemporanei – sin da quando egli aveva preso ad intrattenere una regolare corrispondenza con Host, che Hladnik incontrò per la prima volta nel 1821, in occasione del Congresso della Santa Alleanza tenutosi quell’anno a Lubiana. Quel congresso politico vide la partecipazione dello Zar russo Alessandro I, dell’Imperatore d’Austria Francesco I, del Re di Napoli Ferdinando IV e del Duca di Modena Francesco IV, oltre a quella di delegazioni inviate da Francia, Gran Bretagna, Prussia e da vari Stati italiani, insieme a ben cinquecento altri personaggi importanti. Cosí Lubiana, che al tempo contava circa ventimila abitanti, dovette trovare una sistemazione per tutti quegli augusti personaggi e il loro séguito. Il congresso durò dal 10 gennaio al 22 maggio del 1821. Durante quel periodo, la vita sociale lubianese fu veramente vivace, poiché l’importante evento attrasse visitatori non solo da altre parti dell’Impero, ma anche da altri Paesi (Šumrada 1992, Holz 1997). Host venne a Lubiana in qualità di medico dell’Imperatore Francesco I (Pintar 1939), dunque possiamo supporre che in piú di un’occasione abbia incontrato il suo amico Hladnik e ci abbia discorso. Secondo le fonti (Voss 1884), Hladnik forní numerosi contributi alle due ricerche di Host I salici e La flora austriaca.

Nel periodo Hladnik, l’Orto Botanico venne ampliato e probabilmente recintato già nel 1828, inoltre un capanno venne aggiunto ai locali. Sempre allora, iniziarono a correre voci di un eventuale trasferimento dell’Orto in posizione piú vicina al centro città, cioè in un’area del Parco Tivoli compresa tra la foresta e viale Letterman – il principale viale che portava al castello Cekinov grad. Pintar (1939) aggiunge che anche lo stesso Hladnik era favorevole al progetto, il quale tuttavia non fu realizzato.

Hladnik continuò a tenere delle affollate lezioni di botanica fino al 1834. La botanica come materia facoltativa era chiaramente un vantaggio che Lubiana poteva vantare rispetto al sistema educativo di altre città della zona, che ne erano prive (Pintar 1939, Ciperle 2001). Hladnik incoraggiò nuovi allievi – quali Freyer, Graf e Tommasini – a scegliere la botanica, sebbene inizialmente abbia sconsigliato Freyer dal seguire il suo corso, nel timore che il giovane vi investisse troppo tempo cosí ritardando la conclusione degli studi; piú tardi invece lo incoraggiò, per giunta raccomandandolo presso i suoi colleghi viennesi N. T. Host (1761–1834) e J. F. Jacquin (1766–1839) (Wraber 2002). Oltre all’Orto Botanico Nazionale, che fu senza dubbio il suo maggior traguardo e rappresenta un monumento vivente al suo lavoro, Hladnik ci ha lasciato in eredità il suo ricco erbario della Carniola, una nomenclatura manoscritta – che comprende 3484 semi di piante – e anche una buona biblioteca. Nel 1836, donò personalmente l’erbario e la nomenclatura al neonato museo – entrato in attività nell’ottobre del 1836 nelle stanze a piano terra del palazzo del Liceo – e lasciò i libri alla biblioteca del Liceo (Voss 1884), dove aveva iniziato la propria carriera.

Accompagnato da Andrej Fleischmann (1804–1867), che prese con sé come quattordicenne apprendista giardiniere dell’Orto Botanico, girò molte parti della sua regione natale, la Carniola (Wraber 1963, Praprotnik 1993a), raccogliendo piante in diversi suoi luoghi, come testimoniato da Freyer (1829), il quale menziona, tra le altre, le località di Ljubelj, Korošica, Zelenica, Bohinj, Krn, Črna prst, Porezen, Jelenk, Goljaki, Čaven, Nanos e Vremščica. Voss (1884) aggiunge, tra l’altro, anche le valli della Drava e dell’Isonzo.

Nella sua ricerca storica dedicata alla botanica in Carniola, Voss (1884) definisce il periodo fino al 1884 come l’epoca classica, avviatasi nel 1754 con l’arrivo di Scopoli a Idria, seguíta poi dalla fase Hladnik (che va dal 1801 al 1852) e conclusasi con l’ultimo trentennio. Voss è perfettamente giustificabile nel suo considerare la prima fase come quella di Scopoli e la seconda come quella di Hladnik, nonostante egli abbia esteso la seconda molto oltre la scomparsa di Hladnik, il quale in realtà morí nel 1844 (Bleiweiss 1844). Sarebbe forse stato meglio terminare tale periodizzazione con A. Fleischmann, che proseguí l’opera di Hladnik, ma la suddivisione di Voss resta comunque accettabile, poiché Fleischmann, nella seconda parte della sua carriera, si dedicò in gran parte alla botanica pratica, alla frutticoltura e all’orticoltura (Praprotnik 1993a).

L’era Biatzovsky e Fleischmann (1834–1867)


Dopo che Hladnik ebbe fatto domanda di pensionamento, per cosí entrare in quiescenza nel 1834, la gestione dell’Orto Botanico e del corso di botanica venne assunta dal medico Janez Nepomuk Biatzovsky (1801–1863). Costui era giunto a Lubiana nel 1833 ed aveva iniziato ad insegnare medicina, chimica e botanica nella scuola di medicina e chirurgia, dove entrò di ruolo solo piú avanti, nel 1839. Un’attestazione del suo status di professore ordinario gli venne rilasciata ancora dopo, nel 1843 (Pintar 1939). Similmente a Hladnik, Biatzovsky giocò un ruolo molto importante nella formazione della nuova generazione di botanici (Praprotnik 1993a, Archivi dell’Orto) e guidò con successo l’Orto fino al 1850, allorquando fu trasferito a Salisburgo. Biatzovsky rese omaggio a Hladnik battezzando con il suo nome la Scopolia hladnikiana – il nome scientifico attuale della pianta è S. carniolica f. hladnikiana (Biatzovsky & Fleischmann, E. Mayer). Nel 1842 l’area dell’Orto venne ampliata fino a raggiungere le 76 are. Una volta trasferitosi alla scuola di medicina e chirurgia di Salisburgo, Biatzovsky reimpostò il vecchio orto botanico di quella città applicandovi dei criteri piú rigorosamente scientifici, nonché avviando uno scambio internazionale di semi (Pintar 1939).

Dopo la partenza di Biatzovsky, la guida dell’Orto venne affidata ad Andrej Fleischmann, il quale a sua volta portò avanti il corso di botanica presso il Ginnasio – dove, ricordiamo ancora, la botanica era una materia facoltativa introdotta da Hladnik. Egli condusse i corsi propedeutici ed insegnò alla Scuola d’Agraria, poiché il suo campo specifico di studio era la frutticoltura (insegnamento all’epoca assai importante). Nel 1844, Fleischmann pubblicò il suo Übersicht der Flora Krains – una ricerca sulla flora carniolana non considerata dai botanici uno studio molto affidabile. Le sue lezioni vennero seguite da diversi personaggi importanti – come F. Erjavec, I. Tušek e J. Šafer. Fleischmann organizzò inoltre delle visite guidate all’Orto, il quale, tempo permettendo, era aperto al pubblico ogni pomeriggio. Praprotnik (1993a) osserva che Fleischmann, contrariamente a Hladnik, fu un autore molto prolifico. Insieme al summenzionato lavoro, egli pubblicò sul giornale Carniolia, fra il 1838 e il 1843, le opere Flora e Verhandlungen des zoologisch-botanischen Vereins in Wien. Nel 1884, iniziò a scrivere in sloveno sul Novice di Bleiweis. Si occupò di frutticoltura ed operò come curatore di esposizioni. Nel 1839 divenne Membro Corrispondente della Associazione Botanica Bavarese e nel 1841 della Associazione Agronomica Carniolana. Fleischmann iniziò come apprendista: come evidente da una lettera di Host a Hladnik, quest’ultimo promise che avrebbe mandato Fleischmann a Wienna per imparare il giardinaggio e la lingua tedesca. Tuttavia, come risulta da una successiva lettera di Hladnik, Fleischmann era troppo indaffarato nell’Orto Botanico da poterlo lasciare (Rechefeld 1849). Comunque, nonostante la sua imperfetta preparazione professionale, Fleischmann compí una grande opera di promozione pubblica dell’Orto e sempre sul Carniolia pubblicò nel 1839 l’elenco delle piante, fiorite nell’Orto Botanico tra maggio e fine agosto (Praprotnik 1993a).

Valutazione comparativa del periodo dal 1834 al 1886


Fino ad oggi, tutti gli studi storici rilevano che l’èra Fleischmann fu seguita da un periodo di minori successi e che l’Orto regredí – io stesso ho citato in proposito le seguenti fonti: Paulin 1929, Lazar 1960, Strgar 1973, Strgar 1985, Bavcon 1996, 1998 e 2000.

Però, a giudicare dalla descrizione di Voss (1885) dell’Orto Botanico e anche dalle fonti scritte anonime degli Archivi dell’Orto riferentisi a delle precedenti relazioni annuali, reputerei oggi veramente difficile poter concordare con questa valutazione. Andrebbe infatti sottolineato che questo fu un periodo nel quale la frutticoltura e l’orticoltura ricevettero molta attenzione, essendo il loro maggior sostenitore lo stesso Fleischmann – sulla cui scia poi si indirizzarono sia Konschegg che il giardiniere Rulitz. Secondo i manoscritti trovati nell’Orto Botanico, Konschegg il 16 ottobre del 1854 lasciò Maribor per Lubiana, dove prese ad insegnare presso il Ginnasio. Nel 1862 divenne Preside pro tempore del nuovo Ginnasio Inferiore di Kranj, ma tornò a Lubiana già nel 1863. A detta di una fonte, nel 1866 insegnava ancora Storia Naturale. Il 17 giugno del 1867, cioè solo dodici giorni dopo la morte di Fleischmann, Konschegg fu messo a capo dell’Orto Botanico.

Leggendo attentamente la minuziosa descrizione dell’Orto durante la direzione Konschegg, ne possiamo avere uno spaccato del tutto diverso. Un documento manoscritto appartenente all’Orto indica che nel 1868 un vivaio venne impiantato in un’area dell’Orto mai sfruttata in precedenza, dove parte dello spazio fu destinata anche a molte altre piante coltivate. Apprendiamo inoltre che il bilancio 1868–1869 dell’Orto ammontava a 420 fiorini e che l’Orto ricevette una sovvenzione di 210 fiorini per pagare il giardiniere. La fonte riferisce anche che una nuova acquisizione, consistente in un alpinetum, era stata recentemente aggiunta all’Orto. Secondo un manoscritto del 1871/1872, l’Orto Botanico era stato arricchito con centocinquanta specie di piante predominanti alpine, donate dall’allora Sindaco Deschmann, dal Professor Linhart, da Tušek e da Wurner. Negli anni 1872/1873, altre cento specie furono aggiunte al vivaio. Il biennio 1873/1874 dovrebbe essersi distinto per un inverno privo di precipitazioni nevose che, sempre secondo la fonte, avrebbe influito negativamente sulle piante alpine, per cui tali danni, ai quali si sarebbe dovuto porre rimedio nell’anno successivo, in realtà furono riparati solo nel 1875/1876 – infatti le piante alpine perdute furono rimpiazzate nel 1875/1876. Il resoconto del 1878/1879 recita che ulteriori centocinque piante alpine furono piantate sulla collinetta. Ma nella relazione concernente il 1882/1883 è scritto che il vivaio aveva cessato la sua attività.

I manoscritti citati non si riferiscono solamente alle piante ma anche al vivaio, per il mantenimento del quale sembra che vi fosse un regolare sovvenzionamento. Inoltre, siamo in possesso di una pianta dell’Orto disegnata in maniera molto dettagliata, di una buona sua descrizione e di un elenco delle piante, il tutto grazie a Voss (1885). L’immagine dell’Orto, per come essa ci viene restituita dalle due fonti, non è assolutamente misera come verrà in seguito descritta dal resoconto manoscritto di Paulin (1928), sebbene sia vero che il suo stato di deterioramento venga menzionato anche in un articolo del giornale Slovenec del 1942, nel quale l’allora capo dell’Orto Botanico, Franc Juvan, affermava che sotto Konschegg l’Orto era regredito. Questa immagine poco lusinghiera dell’Orto può essere as sociata al resoconto di Juvan per il giornale, ma la fonte fu molto probabilmente il resoconto di Paulin. Potremmo essere non molto lontani dalla verità dicendo che le tendenze ad incentivare la frutticoltura si fecero sentire anche nell’Orto Botanico.

Sotto Paulin, l’Orto recuperò lo spirito hladnikiano e si avvicinò agli altri orti botanici d’Europa. L’attitudine critica di Paulin deve avergli reso piú facile negoziare un prestito per l’Orto e per le escursioni, che egli prese a compiere recandosi in svariati posti della Carniola. Sarebbe difficile ammettere che lo stesso Orto che viene dipinto sotto una luce cosí buona nel 1885, solo un anno piú tardi venga descritto come totalmente trascurato e abbandonato. Anche se è vero che qualsiasi giardino può decadere molto velocemente, ci sembra improbabile che questo sia caduto in rovina nel giro di cosí poco tempo. Ed è inoltre sorprendente che, se tutto ciò fosse stato vero, egli non abbia licenziato subito il giardiniere; al contrario, continuò a lavorare con Rulitz per molti anni a venire. Una successiva relazione, riguardante la costruzione della casa dell’Orto nel periodo successivo al terremoto, ci parla di Paulin come di un uomo estremamente critico e difficilmente soddisfatto di qualsiasi cosa venisse fatta. Cosí, in un resoconto, la nuova casa dell’Orto viene descritta come inutile. Lazar (1954) scrive che la casa fu costruita nell’autunno del 1897 e specifica che essa era piú grande della precedente ma anche ridotta della metà rispetto al progetto, per via di una disponibilità di fondi minore del previsto.

Per poter operare un confronto con la successiva relazione di Paulin, sarà ora dunque necessario citare, nella sua forma originale, una parte della contemporanea descrizione dell’Orto scritta da Voss (1885):

«L’Orto possiede tre entrate: l’ingresso principale (1) e due altri ingressi (2, 3), che sono quasi sempre chiusi. Se entriamo dal primo, troviamo un largo viale, affiancato da ambo i lati da centifoglie dal gambo lungo, che conduce al capanno (h)».

«Come evidenziato nella pianta, lungo il viale sono posizionate anche alcune aiuole ospitanti delle piante decorative. Qui troviamo la Paeonia officinalis e la P. tenuifolia L., altre varietà rosse di digitali (Digitalis purpurea L.), il Delphinium Ajacis L., il leccio orientale (Nigella damascena L.), varie petunie e phlox, il papavero domestico (Papaver somniferum L.), il gladiolo ortivo (Gladiolus) e la campanula ortiva (Campanula media L.). I gigli stanno in prossimità del capanno. Merita particolarmente di esser citato il giglio della Carniola (Lilium carniolicum Bhrd.), il magnifico giglio Lilium speciosum Thbg. (o lancifolium come chiamato dai giardinieri), il turbante di turco (L. Martagon), il giglio bianco e il giglio rosso (L. candidum e bulbiferum L.). Di grande interesse sono inoltre il tulipano imperiale (Fritillaria imperialis L.) e la canna indiana (Canna indica L.)».

«Tre vaste aiuole (A), dove le piante sono sistemate in diverse file, affiancano il viale da ambo i lati. Qui risiedono soprattutto delle piante che crescono in questo Paese, fra le quali vanno notate le seguenti: la dafne di Blagay (Daphne Blagayana Frey.), la fragolaccia e il cinquefoglie (Potentilla fragariastrum Ehr. e micrantha Ram.), la potentilla carniolana (P. carniolica Kern.), che è molto simile alla precedente Potentilla, l’epimedio (Epimedium alpinum L.), il veratro nero e bianco (Veratrum nigrum e album L.), l’elleboro verde, nero e atropurpureo (Helleborus viridis, niger in atropurpureus), il campanellino primaverile e il campanellino estivo (Leucojum vernum in aestivum L.), l’Allium carinatum L., il verasco (Verbascum phlomoides L.), la sanguisorba (Poterium Sanguisorba L.), la lunaria (Lunaria rediviva L.), la stachide germanica (Stachys germanica L.), la enotera biennale (Oenothera biennis L.), il doronico (Doronicum austriacum Jacq. in Pardalianches L.), il narciso giallo e bianco (Narcissus Pseudo-Narcissus in poëticus L.), il digitale (Digitalis lutea L.), la potentilla eretta (Potentilla recta L.), il giaggiolo (Iris germanica L.), la asclepiade (Ascelipas syriaca L.), la Echinops sphaerocephalus L. e molte altre».

«Nel terzo campo sulla destra crescono le Ombrellifere, piante molto diffuse nella regione della Carniola. Qui troviamo dunque la Malabaila Golaka, scoperta da Hacquet; l’ombrella (Molopospermum cicutarium DC.), la Myrrhis odorata di Scopoli, il cherofillo (Chaerophyllum aureum L.), il panace comune ed austriaco (Heracleum Sphondilium e austriacum L.), il Ligusticum seguieri, la Hacquetia Epipactis DC., l’astranzia maggiore e la carniolana (Astrantia major L. e carniolica Wulf.) e infine la grande Tommasinia verticillaris Bert».

La descrizione di Voss è ovviamente piú lunga, ma il passo riportato dovrebbe essere bastevole per dare un’idea della situazione. Ma adesso permettete che ci si soffermi sul suo esame delle questioni finanziarie.

L'Orto apparteneva al Reale Imperiale Ginnasio e riceveva un finanziamento annuo statale di 210 fiorini, mentre il Comune contribuiva con un'ulteriore sovvenzione annua di 105 fiorini. Questi fondi erano utilizzati per remunerare il professore sovrintendente e il giardiniere. Voss sottolinea che solo poco denaro restava disponibile per sostenere le spese correnti. Due altre istituzioni avevano diritto ad usufruire dell'Orto: la Scuola Secondaria Superiore e il Dipartimento di Veterinaria. Fino al 1882, infatti, gli studenti delle scuole superiori seguivano il Corso di Frutticoltura dell'Orto, il quale nei pomeriggi di tempo sereno era aperto anche al pubblico. Voss conclude dicendo che aveva provveduto a disegnare una precisa pianta dell'Orto a causa delle voci circolanti, le quali davano per imminente e utile un trasferimento dell'Orto in una zona piú frequentata della città – ossia nel terreno prativo del Parco Tivoli, su ambedue i lati di viale Latterman (Voss 1885).

Paulin (1912, 1928) scrive a proposito dell'Orto in modo del tutto diverso. E si dimostra particolarmente critico in un manoscritto del 20 dicembre 1928, dove traccia una breve storia dell'Orto Botanico da Hladnik fino agli anni menzionati. Cosí scrive: «Dopo la morte di Fleischmann nel 1867, l'Orto venne portato avanti dal Professore di Ginnasio V. Konschegg, mentre fu assunto in qualità di giardiniere J. Rulitz». Prosegue poi dicendo che dopo il pensionamento di Konschegg, il Governo della Provincia aveva nominato lui stesso, lo scrivente, capo dell'Orto e gli aveva assegnato, come assistente scientifico, il Professore di Ginnasio Fr. Verbic. Nel frattempo, il giardiniere Rulitz era andato in pensione (nel 1907) ed era stato rimpiazzato da Fr. Juvan. Inoltre Paulin dice: «Per quanto riguarda le condizioni dell'Orto a cominciare dai tempi piú lontani, esse hanno preso la strada del declino sin dal pensionamento di Hladnik. Nel 1868, l'Orto aveva un vivaio destinato ad istruire i futuri insegnanti di frutticoltura; venne piantato un frutteto abbastanza produttivo e un considerevole numero di ortaggi vi fu coltivato; pertanto le maggiori attenzioni erano dedicate a queste piantagioni. Ebbene, quando assunsi la guida dell'Orto, nel 1886, potei registrare solo 312 specie di alberi comuni nativi, arbusti, piante d'alto fusto ed erbe annuali». Paulin scrisse questo molto tempo piú tardi, dopo quarantadue anni di direzione dell'Orto.

La relazione di Paulin appare dunque in totale contrasto con quella di Voss (1885) – colma di lodi per l'Orto – perché Paulin, dopo gli elogi a Hladnik, esprime ben poco apprezzamento per tutti i successori di Hladnik. L'atteggiamento critico di Paulin può essere dovuto al fatto che il periodo da lui descritto e la prospettiva dalla quale lui osservava il passato dell'Orto erano entrambi rivolti ad un passato remoto, da cui una visione alterata di quei tempi; forse invece egli era semplicemente contrario al giardinaggio non botanico praticato in quel periodo.

L’era Paulin (1886–1931)


Come risulta evidente dai documenti manoscritti riguardanti l’Orto Botanico nel 1886, Paulin, durante il suo primo anno, riuscí ad ottenere – aggiuntivamente ai sullodati prestito e sovvenzione municipale di 105 fiorini – anche una somma di 100 fiorini da parte della Assemblea Provinciale. Paulin sottolinea che questo denaro lo aiutò a raccogliere un maggior numero di piante dalla natura, ad instaurare dei contatti con altri orti botanici nonché ad acquisire quattrocento semi di diverse piante. Nel biennio 1887/1888, egli comperò seicento piante alpine, cosicché le piante dell’Orto raggiunsero il numero totale di duemila. Il suo resoconto relativo agli anni 1888/1889 fu contraddistinto anche dalla pubblicazione del suo primo elenco dei semi – Index seminum – che fu scambiato con quello di trenta altri orti botanici, mentre intanto il numero delle piante raggiunse la cifra di 2829. Tra il 1892 e il 1893, il prestito venne aumentato da 210 fiorini a 420 fiorini e l’Orto continuò a ricevere la sovvenzione comunale di 105 fiorini. Al tempo, l’Orto lubianese era in contatto con ben settantotto altri orti. Paulin, in particolare, rivela che il rapporto di scambio fu un successo, perché l’Orto lubianese era in grado di offrire in baratto anche numerose piante vive; scrive inoltre della riuscita escursione sul Monte Velebit (indicando Rulitz fra parentesi), che fu ottima a cagione del sostanzioso aumento di piante che essa comportò per la collezione dell’Orto. Ed è solamente nel 1893/1894 che Paulin riferisce dell’acquisizione di certi nuovi spazi, a causa dell’abbandono del vivaio, parlando anche dell’aggiunta, da parte del Comune, di altri 100 fiorini all’usuale sovvenzione di 105 fiorini. Poi aggiunge che l’intero Orto era stato ridisegnato e l’alpinetum ingrandito di 17 collinette. Dunque, capiamo che Paulin si espresse, sí, deprecando il fallimento del vivaio, ma sappiamo anche che lo aveva tenuto lui stesso in gestione per oltre otto anni. Riguardo agli aspetti finanziari, Paulin potrebbe aver ricevuto delle ulteriori somme oltre alle menzionate, ma questo non viene riferito esplicitamente in nessun testo.

Una fonte manoscritta riferisce che negli anni 1894 e 1895 le Autorità Comunali  stavano prendendo in considerazione l’idea di trasferire l’Orto al Tivoli. Questo è il motivo per cui il riassetto dell’Orto si arrestò provvisoriamente. Nel terremoto di Lubiana del 1895, l’Orto fu demolito e la casa seriamente danneggiata. Secondo la fonte, la costruzione di una nuova casa dovette essere rimandata a causa di una possibile ricollocazione dell’Orto. Questa idea, già prima menzionata da Voss (1885), venne dunque ovviamente rilanciata. Nel corso degli anni 1896 e 1897, nessun restauro era ancora stato condotto, mentre l’elenco dei semi non veniva pubblicato e lo scambio di semenze si era vistosamente ridotto. Tuttavia, si riferisce che nell’autunno del 1897 la casa era al posto suo, sebbene non fosse delle aspettate dimensioni – ed è per quest’ultimo motivo che la fonte la giudica inutilizzabile. Una parte del muro era stata ricostruita. Ovviamente, al momento, l’ipotesi di trasferire l’Orto era stata abbandonata, fatto questo che secondo la fonte era negativo, poiché significava che allora si sarebbe dovuto continuare a portare avanti il riassetto dell’Orto, ma questo progetto – a causa della cessazione del contributo extra comunale di 100 fiorini – sarebbe risultato molto difficile a realizzarsi. Nel 1898 la fonte scrive che il sistema di classificazione delle piante era stato finalmente stabilito, in conformità al sistema Engler (allora in voga).

Paulin (1928) scrive che nel momento in cui si era assunto l’incarico della gestione dell’Orto, era ben conscio che sarebbero serviti molto lavoro e continui sforzi per elevare l’Orto al rango di un’istituzione scientifica. Un breve abbozzo delle condizioni dell’Orto viene inoltre fornito, nel 1911, dal giornale Laibacher Zeitung. Paulin (1912) fornisce al Carniola un articolo piú esteso riguardante l’Orto, dove dice che nel 1912 l’Orto possedeva un’estensione tale da poter competere con piú di un giardino botanico universitario: in quell’anno esso contava infatti seimila specie e ospitava quasi tutti gli esemplari della flora carniolana. Una collezione di quelle proporzioni poteva essere stata acquisita solo grazie alle relazioni che l’Orto lubianese intratteneva con ben novantasei altri orti botanici. Paulin dichiara inoltre di essere stato in grado di ottenere tutto ciò grazie essenzialmente alla pubblicazione degli elenchi scientifici Indices seminum. Nello stesso articolo, parla poi del suo progetto di celebrare il primo centenario dell’Orto Botanico (1910) con la pubblicazione di un ampio lavoro – di oltre 150 pagine – che sarebbe oltretutto potuto servire come guida dettagliata dell’Orto, ma specifica che aveva dovuto abbandonare l’idea a causa della mancanza di fondi. Paulin si ritirò dalla professione nel 1901, ma, su espresso invito del governo provinciale, mantenne il proprio posto di Direttore dell’Orto (Archivio dell’Orto). «Nel corso della Prima Guerra Mondiale, ogni contatto venne interrotto, il giardiniere fu arruolato nell’esercito e l’Orto subí dei gravi danneggiamenti», dice in seguito Paulin in una sua relazione. Tuttavia, un corposo e accuratamente redatto Index seminum datato 1917 è stato reperito negli archivi dell’Orto – ritrovamento, questo, dimostrante che le circostanze non erano poi cosí negative e che Paulin fu ben capace di sostenere le difficoltà procurategli della guerra.

Alfonz Paulin nacque il 14 settembre 1853 da un amministratore del castello di Turn, a Leskovec presso Krško. Frequentate le Scuole Elementari e il Ginnasio Inferiore di Lubiana, nel 1873 sostenne l’esame finale presso il Ginnasio Superiore di Novo mesto. La sua formazione proseguí poi a Graz, dove studiò dal 1873 al 1878. Si specializzò in Storia Naturale e (come materie secondarie) in Matematica e Fisica. Nel 1878, passò l’esame di Stato in Storia Naturale. Nell’anno in cui l’Austria-Ungheria occupò la Bosnia-Erzegovina (1878), Paulin fu chiamato alle armi. A Petrovac di Bosnia si ammalò gravemente e a causa di questo poté sostenere l’esame di Stato in Matematica e Fisica solo due anni piú tardi. Tra il 1880 e il 1910, insegnò in varie Scuole Superiori di Lubiana, soprattutto al Ginnasio di Stato (Petkovšek 1934).

Assunse la gestione dell’Orto Botanico nel 1886 e portò avanti l’incarico per quarantacinque anni, ossia fino al 1931. Questo periodo scorse parallelamente alla realizzazione della sua opera principale, che consistette nella pubblicazione di un catalogo di erbe secche, cioè l’erbario intitolato Flora exsiccata Carniolica. Paulin fu il maggiore ricercatore di flora della Carniola del tempo: oltre ad aver pubblicato il suo proprio catalogo, collaborò all’erbario di Kern Flora exsiccata Austro-Hungarica e a quelli di Hayek Flora Stiriaca exsiccata e Flora der Sanntaler Alpen (Hayek & Paulin 1907), oltre che al lavoro di Hegi intitolato Illustrierte Flora von Mitteleuropa. Tra il 1895 e il 1917, scrisse circa venti trattati, cosí divulgando molte informazioni su specie, sia rare che sinora ignote, della flora Carniolana. Descrisse alcune classi e scrisse monografie su gruppi quali le Lycopodinae, le Equisitinae e le Filicinae, sui generi Alchemilla, Euphorbia, eccetera (Petkovšek 1934). Aveva una forte passione per la tutela del patrimonio naturale e anche se molte delle carte di cui stiamo parlando restarono manoscritte, esse rivelano la sua qualificata attività professionale, concentrata sulla Slovenia (Mayer 1988). Nella relazione che pubblicò, Paulin fra l’altro dichiarava che le piante di palude avrebbero dovuto essere coltivate in un habitat sostitutivo presso l’Orto Botanico, prima che sparissero dalla palude Ljubljansko barje (Paulin 1912). Nel 1898, scrisse il suo primo manuale di botanica (Verčkovnik 1995) e nel 1901 tradusse un manuale di zoologia; lavorò inoltre con Pleteršnik sul suo Dizionario Sloveno-Tedesco. Paulin fu socio onorario dell’Associazione Museale Carniolana e della Società di Storia Naturale di Lubiana, nonché Membro Corrispondente dell’Accademia Lubianese delle Scienze e delle Arti. Nel 1963 venne eretto un monumento in suo onore nell’Orto Botanico (Kapus 1963, Mayer 1963) e un altro, in occasione del cinquantenario della morte, nel castello di Turn a Leskovec presso Krško. Nello stesso anno, per celebrarne il lavoro svolto, vennero tenuti un simposio (Jogan & Wraber 1992, Praprotnik 1992a) e una mostra presso il Museo di Storia Naturale di Lubiana (Praprotnik 1992b, c). La ricca eredità scritta di Paulin, attualmente custodita dalla Biblioteca dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti, è stata oggetto di un approfondito studio condotto da Wraber (2008), il quale cita tutti gli indici dei semi il cui autore è Paulin (e che sono conservati presso l’Orto Botanico di Lubiana).

Gli archivi dell’Università testimoniano che nel 1920 il Governo Provinciale trasferí l’autorità sull’Orto Botanico nelle mani dell’Università stessa, che era stata fondata nel 1919. Il 12 novembre 1919, il Consiglio Universitario, agendo su iniziativa del Professor Rajko Nahtigal (Facoltà di Lettere) e del Professor Karl Hinterlechner (Facoltà di Tecnica), decise di fare richiesta ufficiale al Governo Provinciale affinché l’Orto Botanico venisse affidato all’Università (verbale della seduta del Consiglio Universitario del 12 novembre 1919). La Commissione per l’Educazione e per la Fede del Governo Provinciale della Slovenia accettò la richiesta il 13 febbraio 1920 (Archivi dell’Orto Botanico, Wraber 2000). L’Orto era stato gestito fino ad allora dal Regio Imperiale Ginnasio, il quale nel frattempo era stato ribattezzato I Ginnasio di Stato. Come evidente dai documenti (Archivi dell’Orto Botanico), il trasferimento della proprietà comportò alcune complicazioni, poiché l’Orto era in possesso della Provincia della Carniola ed in parte anche della Associazione Agronomica – quest’ultima rinunciò alla propria parte in favore del Governo Provinciale, avendone in cambio un’altra parcella di terreno, mentre invece la Provincia della Carniola si oppose alla decisione continuando a considerare di sua proprietà l’Orto. Di conseguenza, questo disaccordo cancellò la decisione presa dalla Commissione per l’Educazione e per la Fede il 13 febbraio 1920 (secondo la quale l’Orto Botanico era già divenuto proprietà dell’Università), ma alla fine l’Orto divenne comunque parte integrante della neofondata Università di Lubiana.

Nella sua relazione, Paulin scrive: «Per ordine di Sua Altezza Reale il Principe Alessandro, in data 6 novembre 1920, sono stato nominato Direttore dell’Orto Botanico Universitario come funzionario di 6° livello e promosso poi il 10 ottobre 1921 al 5° livello. Il 18 novembre 1920, la Direzione universitaria ha nominato Franc Juvan giardiniere di 11° livello». (Nel 1926, l’Orto accoglierà anche la assistente di laboratorio Marija Župančič).

Paulin aggiunge di avere continuato a lavorare regolarmente anche dopo il trasferimento dell’Orto all’Università. Ristabilisce dunque i contatti con gli altri orti botanici e pubblica altri cataloghi di semi. Negli anni 1922/1923, riferisce di aver ricevuto tremila campioni di semi e di averne inviati cinquemila. L’Orto, inoltre, acquisisce alcune piante rare. Polec (1929) osserva che l’Università, ottenendo l’Orto Botanico, aveva al contempo guadagnato un’istituzione estremamente ben funzionante e, nella persona del professor Paulin, un eccellente docente. Sebbene Paulin continuasse a lamentarsi per l’insufficienza dei fondi, l’esiguità dei quali gli impediva di pubblicare i suoi cataloghi dei semi, nondimeno esprimeva delle parole di lode, sia per il giardiniere Juvan – il quale, dice, si impegnava molto – sia per la assistente di laboratorio, aggiungendo anche che numerose piante native di montagna erano nuovamente presenti nell’Orto (Praprotnik 1993b).

Mentre curava l’Orto, dunque Paulin portava avanti anche le lezioni, ma riferisce di avere, dopo due semestri (Paulin 1928), interrotto l’insegnamento per delle fondate ragioni – che però non precisa. Secondo Petkovšek (1934), Paulin avrebbe cessato le sue lezioni di botanica sistematica all’Università di Lubiana a causa dell’atmosfera di disagio che regnava nell’Istituto di Botanica. Paulin si lamenta (Paulin 1928) che l’Orto non aveva una serra, precisando che era praticamente impossibile immaginare un orto botanico universitario senza la dotazione di almeno una serra. A questo proposito, nel 1922 presentò un progetto dettagliato alla Direzione per le Costruzioni, ma senza ottenere alcun risultato.

Oltre alle altre sue pubblicazioni (Wraber 2008), la fondamentale opera di Alfonz Paulin è il suo Erbario Secco della Flora Carniolana, Flora exsiccata Carniolica, in venti centurie cioè in totale duemila numeri (Wraber 1966), pubblicato tra il 1901 e il 1936. Secondo un resoconto di Paulin del 1928, uscí prima con dieci centurie (nn. 1–1000) nell’anno 1914. «Nel 1927 ho pubblicato l’XI e la XII centuria (nn. 1001–1200), nel 1928 la XIII e la XIV centuria (nn. 1201–1400) e nel gennaio del 1929 sono uscite la XV e la XVI centuria (nn. 1401–1600). In questo lavoro scientifico, le piante vive del nostro Orto mi sono state veramente utili a fini comparativi», scrive Paulin nel suo resoconto.

Il fatto che ai suoi tempi l’Orto Botanico fosse tenuto in perfetto ordine e che complessivamente ospitasse la piú vasta varietà di specie, è una deduzione che trova conferma nella descrizione di Paulin e nell’inventario delle piante presente negli archivi dell’Orto stesso. La coltivazione sistematica – per quanto concerne il sistema di classificazione – veniva realizzata adottando il sistema Engler e consisteva in centosettanta aiuole piú altre aiuolette con settantacinque famiglie di monocotiledoni e dicotiledoni di milleottocento specie. Al Punto Secondo della descrizione, Paulin distingueva quattro grandi compartimenti per gli alberi e gli arbusti, rappresentati da sette famiglie con centosessanta specie. L’autore prestava molta attenzione specialmente ai due maggiori compartimenti delle conifere, comprendenti cinquanta specie. Le piante d’ombra erano coltivate in tredici aiuole e comprendevano duecentocinquanta specie – a proposito di queste, Paulin specificava che vennero approntate negli anni 1924 e 1925. Nel 1923, sei aiuole vennero coltivate con felci di sessanta specie. Tre aiuole grandi e due piccole vennero riservate alle piante annuali e biannuali – in tutto circa duecento specie. Altre duecentotrenta specie furono ospitate da vasche di cemento per piante acquatiche e di palude. Una grande area, inoltre, fu occupata da ventisette collinette rocciose artificiali – nove delle quali realizzate nel 1928 – che ospitavano le piante delle tipologie montane, carsiche, Ponto-Illiriche, piú alcune piante provenienti dalle zone temperate dell’Asia e dell’America che non riuscivano a svilupparsi rigogliosamente nelle piantagioni sistematiche. Il numero totale delle specie crescenti in quell’area era di 1180. Al Punto Nono, lo scritto parla di un giardino coperto fatto in muratura e di cinque giardini protetti costruiti con tavole di legno, con quarantacinque finestre, dove crescevano tremilaottocento piante invasate di circa duemila specie. Paulin scrive: «Tra queste, ci sono anche 350 tipi nativi provenienti da latitudini meridionali, che sono stati messi nel giardino coperto perché l’Orto non possiede una serra». Diffondendosi poi sulle attrezzature tecniche disponibili nell’anno 1922, riferisce che nell’Orto era stato istallato un sistema di irrigazione. Secondo i dati registrati da Paulin, l’Orto si estendeva per 72 are e 43,9 m² ed era attorniato da un muro di cinta, spesso circa 50 cm, alto fra i 2,50 ed i 3 metri e lungo 400 metri, fatto di pietra o mattoni oltre che coperto sulla cima da delle tegole. Questo muro venne restaurato negli anni 1927–1928, cioè mentre anche la casa veniva munita di un nuovo tetto. Riguardo alle altre questioni inerenti gli alloggiamenti e le costruzioni varie, Paulin riporta che nel 1921 la ben organizzata biblioteca dell’Orto venne trasportata in blocco presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Lubiana – ma sappiamo che comunque molti volumi rimasero nell’Orto.

Paulin cosí conclude una sua relazione: «Nel caso che si desideri mantenere l’Orto all’attuale livello scientifico, magari anche sviluppandolo, sarà naturalmente indispensabile ricevere degli altri sostanziali finanziamenti; infatti gli attuali sono, sotto ogni aspetto, insufficienti. Ed ancor piú fondamentale sarebbe avere nell’Orto un gruppo di lavoro piú competente tecnicamente». Questo lo dichiara dunque in una relazione datata 20 dicembre 1928, vergata in maniera netta e leggibile, oltre che firmata «Prof. A. Paulin, Direttore dell’Orto Botanico» – ma la calligrafia del manoscritto è presumibilmente quella della assistente di laboratorio, Župančič.

Dopo l’uscita di scena di Paulin (1931), l’Orto vide il susseguirsi di una serie di uomini altrettanto importanti e capaci, fra i quali il primo fu il Prof. Fran Jesenko (1875–1932), il quale sperimentò delle ibridazioni grano-segale. A proposito di simili tentativi, si è conservato ancora oggi presso gli archivi dell’Orto un libro che registra sia i successi che i fallimenti nel campo degli incroci e degli innesti. Lazar (1960) aggiunge che al tempo la prospettiva di allargare l’Orto era ben che improbabile, perciò Jesenko dovette condurre questi esperimenti nella lontana località di Beltinci. Jesenko, all’inizio del Novecento, fu uno dei genetisti piú noti al mondo (Kreft 1990), senonché egli morí in un incidente, perciò il suo lavoro fu proseguito da altri esperti.

Dopo Jesenko, seguirono il Prof. Jovan Hadži (1884–1972), fino al 1933; Stjepan Horvatić (1899–1975), fino al 1941 e, fino al 1945, Gabrijel Tomažič (1899–1977).

Dunque, come l’influenza del lavoro di Hladnik continuò a farsi sentire per lungo tempo anche dopo il suo pensionamento, cosí avvenne per l’era Paulin, solo che questa perdurò ancor piú grazie ad un dato di fatto: quello che il giardiniere Franc Juvan, che fu allievo e creatura di Paulin, lavorò nell’Orto dal 1896 al 1960 e per di piú nel corso degli anni divenne un eccellente esperto di piante (Wraber 1985). Infatti Juvan, iniziando come assistente giardiniere, occupò in séguito il posto del giardiniere Rulitz, il quale andò in pensione nel 1907 (Paulin 1928).

Dunque, Analogamente a Fleischmann, che lavorò nell’Orto dal 1819 al 1867, Franc Juvan ci stette un lasso di tempo anche maggiore, cosí potendo interiorizzare a fondo il modus operandi dell’Orto, in maniera tale da poter dare una continuità al lavoro, nonostante la rapida successione dei direttori. Riguardo ai direttori, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Orto fu affidato a Tomažič, al quale succedette nel dopoguerra Jože Lazar.

L’era Lazar e Strgar (1945–1992)


Jože Lazar venne assunto nell’Orto Botanico come assistente nel 1933 (Mayer 1975). Un documento dattiloscritto, datato 15 dicembre 1931, riferisce dell’intenzione di assumere il laureato Jože Lazar in qualità di esperto che possa assolvere temporaneamente alle funzioni di direttore. La documentazione attualmente disponibile non ci permette di stabilire con certezza se questa intenzione abbia avuto séguito o meno. I documenti dell’Orto tuttavia recano la firma di F. Jesenko. Oltre al già menzionato documento di Mayer, nessuna altra fonte ci assicura per iscritto che Lazar sia stato assunto dall’Orto.

Al contrario di Paulin, il contributo di Lazar in occasione del 150° anniversario dell’Orto Botanico è molto ridotto: ringrazia le Autorità Nazionali per aver assegnato all’Orto 160 are dei terreni circostanti, cosí permettendogli di trasferire nei nuovi spazi la parte delle coltivazioni sistematiche e dunque consentendone una risistemazione secondo i moderni princípi della tassonomia e della filogenesi. Tali parcelle di terreno divennero di proprietà dell’Orto il 5 agosto 1946; cosicché l’Orto in quell’anno aveva una superficie di 2,35 ettari. Lazar aggiunge inoltre che l’alpinetum era stato ridisegnato, allargato e incrementato con la presenza di altre piante montane, sia locali che provenienti dall’Asia e dall’America. Piú avanti nel tempo, verrà aggiunto un piccolo lago artificiale, saranno sostituite diverse attrezzature e alcune aree verranno preparate per ospitare della vegetazione proveniente dal litorale, dal Velebit e dai Balcani. Oltre a ciò, l’Orto iniziò ad occuparsi di gruppi ecologici di maggior grandezza. Per esempio, è fatto poco noto che nel 1949 l’Orto abbia partecipato alla coltivazione sperimentale di nuove varietà di patate, da ottenersi tramite ibridazione e selezione; inoltre, con la prospettiva di migliorarne la produzione, l’Orto si dedicò anche alla barbabietola da zucchero e allo studio di diverse varietà di cereali provenienti dalla Russia (relazione di Lazar, 1949).

Nel 1955, fu portata a termine l’installazione della serra riscaldata, la quale era molto semplice ed adiacente al lato della casa che dava a sudest, in modo tale da poter ricevere la quantità maggiore di luce possibile – particolare questo, ovviamente, molto importante in termini energetici; le dispersioni di energia vennero ulteriormente limitate circondando i muri della serra con un secondo muro. La serra venne ideata in una tesina studentesca di fine semestre da un allievo del Professor Plečnik di nome Boris Gaberščik, attualmente dottore in scienze. Si tramanda che Plečnik abbia detto al suo studente: «Bene, oggi ci metteremo a fare qualcosa per le piante!» Cosí, per via della serra, l’Orto subí per la prima volta una riduzione di superficie. Nel 1959, venne completata la ricostruzione di una curva della strada Ižanska cesta e il recinto che venne realizzato per limitare la strada fu collocato all’interno dell’Orto, perciò una parte di quell’area dell’Orto restò fuori dalla recinzione e il preesistente muro in mattoni fu sostituito con una rete metallica (relazione di Lazar, 1959).

Le ricerche di Lazar furono incentrate soprattutto sulle alghe (Mayer 1975), per cui scrisse due importanti opere su questo argomento: Alghe della Slovenia (1960) e Distribuzione delle alghe d’acqua dolce in Slovenia (1975). Lazar dedicò molto tempo all’Orto. Furono costruiti dei nuovi ambienti ad uso laboratorio nei dintorni della serra e anche realizzati alcuni dei gruppi ecogeografici.

Nel 1967, la direzione dell’Orto venne assunta dal Prof. Dott. Vinko Strgar (1928–1992), il quale proseguí il lavoro di Lazar (Wraber 1992). Purtroppo, però, questo fu anche il periodo in cui l’Orto dovette perdere altre sue aree, a causa dell’ammodernamento della strada e anche della costruzione della ferrovia. Tuttavia, nel frattempo l’Orto aveva allargato il numero dei suoi contatti con analoghe istituzioni, le quali arrivarono ad essere ben trecentosedici. Strgar e i suoi collegi della Facoltà di Biologia concentrarono i propri sforzi sull’obiettivo di acquisire nuovi terreni, per poter realizzare un nuovo orto botanico sotto il Rožnik – con conseguente costruzione di un centro universitario di biologia (Strgar 1987a). La maggiore ricerca di Strgar riguardò il genere Sesleria; scoprí e descrisse un semprevivo endemico a cui dié nome, in onore di Franc Juvan, Sempervivum juvanii (Strgar 1971). Si occupò della coltivazione di alcune specie endemiche e a rischio (Velebit degenia (Strgar 1979); Rhododendron luteum (Strgar 1987b); Daphne di Blagay (Strgar 1976); Scopolia Carniolica f. Hladnikiana (Strgar 1987c)).

Dopo la morte di Strgar nel 1992, l’Orto venne provvisoriamente guidato dal Prof. Dott. Tone Wraber ed infine, a partire dal 1995, dal sottoscritto.

Ai nostri tempi


Tra il 1995 e il 2010, l’Orto Botanico è stato rinnovato grazie al sostegno finanziario garantito dal Comune di Lubiana e anche con la successiva disponibilità di altri contributi da parte dello Stato – fondi che, sebbene insufficienti, sono stati messi a buon frutto, per non citare l’enorme mole di lavoro portata avanti dallo staff dell’Orto, ogni membro del quale ha fornito il proprio determinante contributo per condurre un processo di rimodernamento che fosse contemporaneamente il piú efficiente e il meno dispendioso possibile. Abbiamo rimesso a nuovo tutti gli edifici compresi nell’area dell’Orto e tutti gli specchi d’acqua; solo la vecchia serra riscaldata non è stata completamente restaurata a cagione di progetti e promesse di vecchia data, ma il lavoro è comunque proseguito verso il traguardo del 200° anniversario dell’Orto. Nel biennio 1997/1998, l’Orto fu munito di una nuova cancellata. L’opera di restauro degli edifici fu avviata già nel 1999, ma, a causa di una prolungata interruzione dei finanziamenti, terminò solo nel 2005/2006, portandoci anche l’importante novità della attuale sala conferenze multifunzionale. Nel 2001 e nel 2003 è stato approntato lo spazio con le piante mediterranee e realizzato il giardino ornamentale tematico stante accanto alla serra. Il vecchio edificio dell’Amministrazione è stato restaurato nel 2001, cosí permettendoci di portare avanti regolarmente i corsi e i laboratori destinati al pubblico in genere. Nel 2006, la buca per gettare le fondamenta di una nuova struttura, dopo essere stata scavata, fu nuovamente riempita e quest’area infine convertita in un prato asciutto. Il Ministero della Scienza e della Tecnologia, tramite l’Università, finanzierà la costruzione di una nuova serra per le piante tropicali – i lavori prenderanno il via nell’anno della celebrazione del 200° anniversario dell’Orto Botanico. Nel 2000, il Giappone donò alla Slovenia molti alberi di ciliegie, che furono piantati all’entrata del futuro Orto Botanico, sotto la collina del Rožnik, vicino al Centro di Biologia di via Večna (Večna pot). Grazie ai risparmi minuziosamente accumulati, la serra nella nuova sede è stata inaugurata nel 2004.

Nel 1998, abbiamo lanciato la proposta di prendere in affitto un prato asciutto in periferia di Lubiana. Il progetto è stato realizzato, cosicché oggi, oltre alla casa di Jeglič, che il Professor Jeglič donò all’Orto Botanico nel 1970 (Strgar 1985), abbiamo anche in affitto un prato che necessita di falciatura solo una volta all’anno.

A partire dal 1995, l’Orto Botanico è membro dell’associazione internazionale Botanic Gardens Conservation International (BGCI) e dal 2003 anche dell’AIGBA (Associazione Internazionale Giardini Botanici Alpini), l’associazione internazionale che riunisce i giardini botanici alpini. Dopo l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, rappresentiamo la Rete degli Orti Botanici Sloveni presso il Consorzio Europeo degli Orti Botanici. Continuiamo a pubblicare l’Index seminum – un elenco dei semi presenti nella collezione del Giardino e nella natura – che attualmente mandiamo a trecento orti botanici di tutto il mondo. Poiché fra centoquaranta e centoottanta orti botanici richiedono le nostre semenze, noi abitualmente spediamo circa duemila pacchi di semi ogni anno. Oltre a questo, siamo sempre attivamente presenti agli incontri e ai congressi internazionali degli orti botanici. Nel 2007, l’Orto Botanico di Lubiana è stato presentato, in compagnia di altri fra i piú importanti orti botanici mondiali, nel volume Botanic Garden, a Living Memory (Monem 2007).

Dall’autunno del 2009 abbiamo in gestione (almeno su accordo di tipo provvisorio) la serra che sta nel Parco Tivoli e questo significa che simbolicamente l’Orto Botanico, dopo duecento anni, ha finito per ritrovarsi nel sito che gli era stato offerto quale prima sede già nel 1809 (luogo quello che in séguito, come si è detto, fu considerato ancora una volta idoneo ad ospitare un’orto botanico) (manoscritto di Voss 1884, manoscritto di Paulin 1928, Lazar 1945).

Nel 2008, l’Orto Botanico è stato dichiarato monumento culturale di importanza nazionale. Nel corso della sua storia, i progetti di trasferimento in altra sede non sono mai stati abbandonati, ma ciononostante l’Orto resta nella sua sede originale e, cosa ancor piú importante, continua a vivere nonostante i numerosi dominatori stranieri, ossia i ben sette che – comprendendo l’attuale Unione Europea – non hanno potuto finora impedire che l’Orto funzionasse regolarmente. Il tiglio di Marmont continua ad invitare sotto la sua ombra ogni visitatore.

Ringraziamenti


La mia piú profonda e sincera gratitudine vada al Prof. Dott. Tone Wraber, per la sua particolareggiata disamina riguardante la storia dell’Orto Botanico, oltre che per avermi procurato alcune antiche fonti perdute e per avermi suggerito delle ben fondate integrazioni ai fatti storici attualmente acclarati e comunemente noti. Parimenti mi sento in obbligo nei confronti della Dott.ssa Nada Praprotnik, consigliere museale, la cui approfondita conoscenza della storia della botanica in Slovenia e la cui recente scoperta della lista delle piante del 1812 mi hanno aiutato a migliorare il bilancio storico rispetto agli esordi ottocenteschi dell’Orto Botanico.

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